lunedì 25 maggio 2020

La Sicilia arabo-normanna


Dopo che il World Heritage Committee ha inserito “Palermo arabo-normanna" nella lista dei patrimoni UNESCO, con il doppio aggettivo ha sancito la “pace" tra due civiltà che si sono succedute e che sono state indelebilmente collegate tra di loro. Ne ha stabilito una continuità naturale nonostante la loro ideologica contrapposizione: il debito di una cultura verso quella che l'ha preceduta. 

Nel patrimonio da salvaguardare sono state inserite anche le cattedrali di Cefalù e di Monreale, anche se costruite ad oltre 100 anni dalla riconquista normanna sugli arabi. Questo perché hanno ancora una netta impronta artistica araba che nei secoli precedenti era stata tanto determinante nell'isola. Basti pensare al modello di organizzazione amministrativa, alle tecniche agricole, ai canoni urbanistico-architettonici, alla letteratura e alla lingua parlata, rimasta viva nel regno un secolo dopo la riconquista.


Di seguito riporto le immagini e un po' di storia dei luoghi che abbiamo visitato, non seguendo l'ordine cronologico con cui sono stati costruiti, ma quello con cui li abbiamo visitati.
Si tratta di tappe "classiche" in un tour della Sicilia e anche noi non potevamo ignorarle.


CEFALÙ e il duomo.



Il duomo, con le sue imponenti torri, spicca sul panorama cittadino da ogni angolazione. Fu costruito per volere di Ruggero II che ne voleva fare il Pantheon di famiglia.  L'influenza araba si nota nel soffitto a travi in legno dipinto. L'abside è decorata con mosaici a sfondo dorato dove il  Cristo Pantocratore benedicente, fulcro degli elaborati mosaici bizantini, è circondato dalla Vergine, dagli angeli, dagli apostoli, Santi e profeti. Le colonne che separano le tre navate provengono, probabilmente, dal tempio di Diana, costruito sulla rocca che sovrasta il paese.


Il bellissimo centro medievale di Cefalù, oltre al duomo, offre altri spunti per una visita più approfondita. Oltre alla bellissima spiaggia sabbiosa e il lavatoio medievale, costruito su una sorgente ed utilizzato per secoli, c'è il museo Mandralisca. Collezione privata che trova posto negli ambienti domestici dell' omonkmo conte. Tra il vasellame greco e arabo spicca lo splendido “Ritratto d'uomo" di Antonello da Messina, dipinto nel 1465. Uno dei ritratti più rappresentativi del Rinascimento italiano.


Il duomo di MONREALE.

Arroccato sulla conca d'oro, sulle colline che circondano Palermo, il duomo di Monreale è giudicato dagli storici “una delle creazioni più eccelse del medioevo". Venne fatto costruire da Guglielmo II nel 1174 per superare in grandezza suo nonno Ruggero II, a cui si devono il duomo di Cefalù e la cappella Palatina di Palermo. 


L'impianto romanico, gli stilemi bizantini dei mosaici dorati, la fantasia floreale e l'esotismo dell'arte islamica, evidenti soprattutto nel chiostro, sono i tre elementi che concorrono all'unicum di questo splendido duomo. 


Degli splendidi mosaici, che sorprendono per la vivacità dei colori, spicca l'immancabile Cristo Pantocratore, ma colpiscono in particolare le scene dell'antico testamento: l'arca di Noè in balia delle onde,  Cristo che guarisce un lebbroso, Adamo ed Eva dopo la cacciata dal Paradiso… 

Il chiostro adiacente è l'omaggio di Guglielmo II all'arte islamica, per la quale provava una profonda passione. Le eleganti arcate a sesto acuto, sostenute da snelle colonne sono un trionfo di architettura orientale.


PALERMO arabo-normanna.
La cattedrale


Tomba di Federico II
A Palermo ci sono diversi edifici che vantano l'iscrizione al patrimonio UNESCO per cui abbiamo dedicato qualche giorno da spendere per le vie della città.
Nonostante i numerosi rimaneggiamenti, la cattedrale di Palermo rappresenta l'espressione più straordinaria dello stile arabo-normanno che caratterizza il patrimonio architettonico siciliano. La costruzione iniziò nel 1184 nel luogo dove sorgeva una moschea. Dopo la prima laboriosa fase di costruzione vennero fatti lavori nei secoli successivi che non sempre migliorarono l'edificio: la facciata sud-orientale venne aggiunta tra il XIII e il XIV secolo, l'elegante portale in stile catalano venne aggiunto nel 1400 e la sgraziata cupola nel 1780.
L'interno, in stile precocemente neoclassico, ospita le tombe Reali normanne: Ruggero II e Federico II oltre a Enrico IV e Guglielmo II i cui sarcofagi sono "semplici" monumenti in porfido rosso.

Il palazzo dei Normanni e la cappella Palatina. 
Il palazzo dei Normanni venne costruito nel IX secolo, all'esterno conserva ancora tratti dell'architettura arabo-normanna. Venne ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli ed è recentemente diventato patrimonio mondiale dell'umanità. Il palazzo rappresenta la più antica reggia d'Europa, da sempre sede del potere palermitano. Il suo nome è dovuto al rifacimento più importante che subì per volere di Ruggero II nel 1130.

In questo periodo al palazzo venne aggiunta la cappella Palatina, destinata a diventare la principale attrazione di Palermo. Le pareti sono completamente rivestite da mosaici dorati che raffigurano scene della Bibbia. Al centro della cupola spicca l'immagine di Cristo Pantocratore con frasi dal libro di Isaia scritte in alfabeto greco. Il soffitto a cassettoni con decorazioni arabe sorprende per la raffinatezza e la complessità. La mescolanza di stili rappresenta simbolicamente il desiderio di una politica culturale e religiosa di integrazione e di tolleranza. Questa “linea politica" venne abbracciata pienamente sotto il regno di Federico II.
Il giovane sovrano preferiva la diplomazia alla violenza, e riuscì nell'impresa di trasformare una crociata in un incruento patto con il sultano per il controllo della Terrasanta. La sua lungimirante tolleranza religiosa , nel sogno di una pace universale partendo dai buoni rapporti con il mondo islamico, erano guardati con sospetto, tanto da far circolare il soprannome di “sultano battezzato".


San Cataldo e la Martorana.
Nella centralissima Palermo, stretta tra Ballarò e la Vucciria, c'è il magnifico complesso di San Cataldo e la Martorana, due chiese appiccicate una all'altra affacciate su piazza Bellini.
La costruzione è avvenuta in periodi diversi e questo si vede con un colpo d'occhio dall'esterno, ma la mescolanza di stili è affascinante.





San Cataldo, con la serie di cupole rosse e la solida forma squadrata, denuncia immediatamente una matrice arabo-normanna. L'interno, sebbene austero, è molto affascinante sebbene le decorazioni, oltre al pavimento intarsiato, sono essenzialmente in pietra. La costruzione iniziò nel 1150, ma rimase incompleta a causa della morte del committente nel 1160, il condottiero Maione di Bari, grande ammiraglio di Guglelmo I.

La vicina chiesa della Martorana, al contrario, è un tripudio di mosaici e affreschi che l'estrema luminosità mettono in risalto. Venne commissionata come moschea nel XII secolo dall'ammiraglio di Ruggero II,  Giorgio di Antiochia. Nel 1433 la chiesa fu ceduta ad un monastero di suore benedettine fondato da Elisa Martorana (da qui il nome) che fecero rielaborare l'esterno in linea con lo stile barocco dell'epoca.




In un mosaico originale è raffigurato Ruggero II nell'atto di ricevere la corona di Cristo. Si tratta dell'unico ritratto del sovrano rimasto in Sicilia.


La Zisa.
"Un tempo la pianura che circonda Palermo era un tripudio di giardini, agrumeti, parchi. La mitica Conca d'Oro. Poi l'espandersi della città, la speculazione edilizia degli anni sessanta e settanta, alcuni discutibili restauri hanno cancellato molto del fascino di architetture le cui origini affondano tra il IX e il XIII secolo. Nonostante tutto esistono ancora tracce di quei luoghi dove si banchettava, amoreggiava e si sperimentavano nuove tecniche agronomiche."
Anche la Zisa (Al-Aziza significava La Splendida) era un giardino arabo costruito all'esterno della città, spesso in una posizione panoramica e circondato da mura. L'edificio in stile arabo è un capolavoro di architettura arabo-normanna. Testimonia l'ingegno raggiunto dagli architetti arabi nello studio della climatizzazione degli ambienti.


La  sala della Fontana, posta a piano terra, è costituita da una una fontana al centro della stanza e delle nicchie laterali decorate a forma di alveare. Le due torri ai lati della fontana, grazie allo scorrere dell'acqua, avevano la finzione di distribuire aria fresca e umida su tutti i piani del palazzo.
Un sistema di canalizzazione portava l'acqua nel giardino a creare giochi e rumori rilassanti, ad irrigare le piante da frutto degli immensi spazi alberati dell'enorme giardino.

giovedì 16 aprile 2020

Il mare e il cibo della Sicilia

MARE:


Tutta la costa sud di Trinacria, quella rivolta all'Africa, è un'oasi dove trovare un po' di pace anche nei periodi di massimo affollamento. Le spiagge sono per la maggior parte sabbiose e il fondale leggermente degradante è senz'altro comodo per goderne a pieno.
Ad occidente, invece, ci sono tutte quelle spiagge con colori che rimangono impressi, ma l'accessibilità le rende tutte superaffollate.
Per quanto riguarda le strutture a disposizione nulla da obbiettare, spiagge attrezzate e cura dell'ambiente erano quasi sempre impeccabili, ma a che prezzo?

Per quanto riguarda le spiagge, quella che ci ha lasciato a bocca aperta è stata senz'altro quella di San Lorenzo, a sud della riserva naturale di Vendicari. Mare limpido, spiaggia di sabbia fine  e dorata e mare poco degradante. Splendida! Questa si al livello di molte spiagge greche!
La spiaggia, facilmente raggiungibile, è presa d'assalto da buona parte del turismo presente in zona. Molti, poi, si ritrovano a Marzamemi per un aperitivo prima di cena.
Tutta la costa è sovraffollata in agosto, proprio a causa del fatto che spiagge e paesi sono facilmente raggiungibili. Non ho dubbi che in bassa stagione qui possa essere un paradiso.

Vorrei spendere due parole su Marzamemi, piccolo paese di pescatori riconvertito ad attrazione turistica. La piccola piazza è splendida sotto il sole calante del tramonto, i colori caldi e la leggera brezza che finamente comincia a spirare, danno un piacevole sollievo dopo giornate estive di caldo intenso. Marzamemi, però, è poco altro. Passate di qui se siete in bassa stagione, in agosto, se non volete dannarvi tra parcheggio e un posto in qualche locale non economico, accontentatevi delle fotografie che si trovano in rete.

Una spiaggia che sorprende per i colori è senz'altro quella di Mondello: sabbia fine e bianchissima, mare turchese e un fondale che degrada molto lentamente la rendono una spiaggia eccezionale.
Sfortunatamente è molto accessibile ed in estate è sempre molto affollata. La maggior parte della spiaggia di Mondello è occupata da stabilimenti privati con prezzi esorbitanti e le piccole strisce di sabbia pubblica sono prese d'assalto dalle prime ore della mattina. Noi abbiamo utilizzato questa spiaggia soprattutto a fine giornata, dopo aver finito le visite programmate tra Palermo e dintorni e non è stato facile trovare posto neanche nel tardo pomeriggio. Ce la siamo goduta veramente poco.

Bellissimo anche il mare vicino all'Isola delle Correnti, a playa Carratois. Qui le dune che proteggono la spiaggia hanno un che di esotico e l'ampia spiaggia è di certo un posto rilassante. Qui, però, abbiamo speso più che in ogni altra spiaggia siciliana senza un vero servizio se non ombrellone fatiscente e due sdraio.
La spiaggia è ampia ed il fondale degrada leggermente man mano che ci si allontana dalla battigia. Situazione potenzialmente ideale se non fosse per l'esosa richiesta di denaro.

Altra spiaggia degna di nota è quella ad Eraclea Minoa. In questo caso una folta pineta alle spalle dona un profumo tipico del mediterraneo a questa tranquilla striscia di sabbia. In agosto la spiaggia non era molto affollata, almeno fino a tarda mattina e il ristorante sulla spiaggia permette di passare una giornata intera di mare senza dover muovere quintali di materiale.

Anche la costa di Sciacca a Maragani, poco più a nord del centro cittadino, è composta da una lunga costa di sabbia rossa con poca gente anche in agosto. Non abbiamo trovato strutture attrezzate per il mare se non vicino ai paesi più importanti, ma con ombrellone e asciugamani e qualcosa da bere e mangiare, il relax è garantito per tutta la giornata.
Vorrei spendere altre due parole riguardo la zona intorno a Sciacca. Le colline coltivate, i promontori di roccia, le spiagge dolci e poco frequentate ci hanno lasciato con una piacevole sensazione. Di certo non si tratta di una zona molto rinomata dell'isola, ma ha tutte le carte in regola per trascorrere bellissime vacanze. I prezzi sono più contenuti che in altre zone della Sicilia, si mangia bene come in qualunque altro posto in Sicilia. A poca distanza ci sono luoghi di interesse quali Selinunte, Segesta, Palermo, la Valle dei Templi; ma anche Marsala e Mazara del Vallo. Sciacca in sé è una bellissima cittadina con spiccati caratteri medievali e ricca di vita.
L'unica cosa che si può obiettare a Sciacca è che la Natura non le ha donato affollatissime spiagge con colori caraibici, sabbia bianca e mare turchese, ma il mare è comunque limpido e non c'è da lottare per trovare posto in spiaggia. In definitiva Sciacca potrebbe essere una valida base per visitare tutta la Sicilia occidentale.

Benché per i patiti del commissario Montalbano la spiaggia di Punta Secca sia un "must", noi l'abbiamo trovata caotica e sovraffollata. C'è da dire che siamo arrivati qui di mattina abbastanza tardi, ma non ci è sembrata adatta per trovare un po' di tranquillità. 





Le spiagge di Sampieri e Donnalucata, invece, nonostante fossero state piene di gente, si sono rivelate una bella scoperta. Non tanto per i colori del mare, ma soprattutto perché comodamente servite da bar per spuntini, librerie lungo la spiaggia e una folla di persone per niente fastidiosa.
Queste spiagge, ho saputo, sono anche il centro della "movida" della zona e di sera si trasformano in vere e proprie discoteche all'aperto.


Come non citare la Scala dei Turchi?! Spettacolare formazione rocciosa costituita da un'alternanza tra roccia dura (calcari) e roccia tenera (marne) che, grazie all'erosione atmosferica, ha permesso la formazione di questi gradoni naturali. Il nome è dovuto alla leggenda secondo cui le navi di pirati saraceni (Turchi) in queste baie cercassero riparo dalle tempeste e risalissero la costa utilizzando questa "scalinata", compiendo razzie nelle campagne circostanti.
Se volete godervi la spettacolare scogliera con poca gente, arrivate di mattina presto, prendetevi uno spicchio di spiaggia per passare la giornata e fate una passeggiata fino a scoprire questo grandioso tesoro naturale. Ad un certo punto della mattinata arriverà talmente tanta gente da farle sembrare un  mercato, perdendo molto del fascino.

La spiaggia di Naxos è senz'altro una delle più conosciute della Sicilia perché, insieme all'Etna, fa da sfondo alle scenografie del teatro di Taormina. Qui avvenne lo sbarco dei coloni greci che diedero al luogo il nome della loro isola di provenienza: oggi il nome è stato modificato in Giardini Naxos.
La spiaggia è composta da ghiaia grossolana scura ed il fondale scende molto rapidamente tanto che le onde, nel caso di mare mosso, cadono ad un paio di metri lontano dalla battigia.
Tutta la fascia costiera è occupata da stabilimenti balneari che sparano musica ad altissimo volume durante le ore più calde della giornata e le poche strisce di spiaggia pubblica sono comunque "contaminate" dall'inquinamento acustico che proviene dai vari stabilimenti.
Il paese che sorge lungo la spiaggia offre ristoranti, negozi, edicole ed alimentari in cui poter acquistare il necessario per poter spendere un'intera giornata in spiaggia. I prezzi, mediamente, sono adeguati al tipo di turismo presente in zona: categoria "polli da spennare".

San Vito lo Capo e la riserva dello Zingaro sono tra le zone di mare più rinomate dell'isola. I motivi sono soprattutto due: per quanto riguarda San Vito lo Capo, la spiaggia su cui si affaccia il paese è una vera e propria piscina naturale. Colori di tipo caraibico con sabbia fine e bianca e acqua di colore turchese; anche qui la maggior parte della spiaggia è occupata da stabilimenti privati.
La zona a ponente della spiaggia è priva di stabilimenti. Il problema sta nel fatto che le correnti accumulano proprio su questa fascia di spiaggia i resti di Posidonia (pianta marina che denota la straordinaria pulizia dell'acqua), questi resti tendono ad accumularsi e a formare veri e propri banchi di foglie che, decomponendosi, colorano di verde l'acqua e rilasciano un intenso odore di putrefazione. Spostarsi di qualche decina di metri verso levanti da la sensazione di cambiare completamente spiaggia.
 L'ampio litorale è circondato dal paese di San Vito, con locali e ristoranti che si affacciano sulla spiaggia. Pochi, però, sono di buon livello e prezzi adeguati.

Da San Vito lo Capo inizia la parte settentrionale del sentiero che in poco più di due ore attraversa la riserva dello Zingaro. Questa zona è stata salvata in extremis dalla speculazione edilizia degli anni '80 ed ora fa parte di una riserva naturale. La riserva è possibile percorrerla a piedi da Scopello a sud fino alle porte di San Vito lo Capo, su un terreno brullo e scosceso, roccia e mare a perdita d'occhio.
Sul tracciato che attraversa la riserva si aprono piccole spiagge di ciottoli con acqua limpida, fortunatamente non ci sono strutture che permettono di sfruttare quanto la natura offre, ma è d'obbligo portarsi scorte sufficienti e riportarsi a casa i rifiuti.
L'escursione sulla zona protetta della riserva è comunque un'esperienza piacevole, alla portata di tutti poiché il percorso non è né troppo scosceso, né difficoltoso. In agosto, però, anche la Riserva dello Zingaro è stracolma di gente e, complici le temperature estive, è consigliabile affrontarla di mattina presto (attenzione agli orari di apertura, l'ingresso è regolato da una biglietteria). Attenzione anche ai cartelli di divieto di sosta, la polizia municipale riempe quotidianamente le casse del comune con chi, senza il minimo rispetto delle regole stradali, parcheggia da entrambi i lati della strada (solo da un lato è consentito il parcheggio).

Favignana.
Nel tour della Sicilia abbiamo inserito Favignana solo per tirare un po' il fiato e concederci un po' di mare, senza orari ed in massima libertà. Abbiamo optato per spostarci in bicicletta, lasciando la macchina sulla terra ferma.


Favignana in agosto è piena di turisti, soprattutto giovani che fanno vita da spiaggia e, in serata, invadono i numerosi locali del centro del paese.
Spostarsi in bicicletta a Favignana è piacevole visto che l'isola è in gran parte pianeggiante, ma come noi c'è tantissima gente in giro per le strade che collegano le spiagge più accessibili.
Prendendo però la strada per punta Sottile, verso ovest, appena superata la galleria che passa sotto la collina che divide l'isola si apre un altro mondo. Il fatto che la galleria sia in salita fa da "filtro" a tanti villeggianti che non si spingono in questa parte di isola e le spiagge, benché di spiagge ce ne siano poche, si incontra pochissima gente tanto da potersi godere l'isola anche in agosto.
Senza fare troppa strada, appena attraversata la galleria c'é cala Préveto, la scogliera che si raggiunge con il sentiero sulla costa a sinistra è un vero e proprio acquario. Ovvio, bisogna saper nuotare, ma l'acqua limpida, il fondale profondo ed un facile punto di risalita sugli scogli la rendono un lido speciale dove passare qualche ora.




Nella parte "bassa" dell'isola ci sono le spiagge sabbiose come la spiaggia di Marasolo, di Calamoni e di Lido Burrone. Facilmente accessibili e per questo molto affollate.
Procedendo verso est si incontra la scogliera di cala Azzurra e Cala Rossa. Colori splendidi, ma una marea di gente che ci ha fatto passare la voglia di scendere dalla bicicletta.

Il Cibo.
E' risaputo, la Sicilia è una terra ricchissima anche dal punto di vista gastronomico, ma chi non c'è mai stato non può capire quanto sia sensazionale ed emozionante questa scoperta!

Menzione speciale va a ciò che abbiamo mangiato qui in Sicilia. A memoria non ricordo di aver mangiato mai così bene OVUNQUE abbiamo messo piede: dal semplice chiosco trovato per caso, ai ristoranti che abbiamo trovato.
Ci siamo da subito innamorati della famosissima pasta alla Norma, prelibatezza trovata ovunque, che unisce alle melanzane la ricotta salata e il pomodoro.... Incredibile!

Palermo è una delle capitali mondiali del cibo di strada, è facile imbattersi in chioschi e bancarelle che vendono specialità difficili da trovare altrove. Immancabili le Panelle, frittelle di ceci. I panini con la milza (meusa) di vitello. Ma anche granite e dolci di pasticceria tipici di questa regione.

Siamo andati più di una volta a mangiare alla trattoria L'Angolo a Pozzallo. In questo piccolo ristorante informale abbiamo scoperto l'esistenza del Salmoriglio, condimento utilizzato per le verdure grigliate a base di olio e limone. Meglio tardi che mai.

Gli arancini! Superbi ed indicati in ogni situazione, pure se fritti, pure se fuori fa 35°C. Con queste palle di riso si stabilisce un confine invisibile dell'isola. Seppur molto simili, nella zona orientale, verso Catania, sono chiamati Arancine, nella zona di Palermo diventano Arancini. Può sembrare una differenza da poco, ma verrete corretti spesso quando vi sbaglierete a chiamarle con il giusto nome.

Eccezionali diversi ristoranti in cui abbiamo mangiato il pesce fresco, appena pescato e a prezzi molto bassi. Ci è capitato di dover aspettare per avere il menù perchè ancora non era stato scritto, il pesce era appena arrivato. Da segnalare la Trattoria La Caverna del Cico, fuori Porto palo di Capo Passero. Eccezionale!

Altro ristorante che va menzionato è la trattoria L'Arco, nella parte bassa di Modica. Penso che qualunque cosa assaggiata non sia mai stata seconda a nient'altro!
Per quanto riguarda i dolci, da segnalare le granite di Nonna Vincenza a Catania. Granite fuori dal comune!

E per ultimo.... Il Caffè siciliano. Il caffè siciliano è qualcosa che non ha paragoni con nessun caffè mai sentito finora. Detto da me, che non sono un patito di caffè, che ne ho bevuti veramente di tutti i tipi facendomeli pure piacere, mi viene da dire che questo NON SI BATTE! E temo che il segreto, come spesso accade, è nell'acqua. Sono sicuro che se avessi portato a casa del caffè siciliano non mi sarebbe piaciuto quanto quello sentito ovunque in Sicilia, per questo ho desistito dal comprarlo.

Il Marsala.
L' "invenzione" del Marsala è una storia abbastanza curiosa per la quale vale la pena spendere due righe.
Fra settecento e ottocento la Sicilia occidentale era una sorta di colonia britannica.: nel 1773 un certo Patrick Brydone visitò l'isola, all'epoca incognita in Bretagna, e tornato in patria pubblicò un libro sulla sua esperienza, libro che ebbe un enorme successo e che diede inizio ad una vera e propria migrazione. 
Molti britannici vi si stabilirono e furono talmente incisivi che, benché non numerosi come i popoli che li avevano preceduti, potrebbero essere comunque inclusi nell'elenco dei popoli che hanno colonizzato l'isola. Nello stesso periodo in cui uscì il libro, il mercante John Woodhouse capitò a Marsala per motivi commerciali, diretto a Mazara del Vallo per approvvigionamenti di merce. Capitò per caso in una taverna di Marsala e fece la piacevole scoperta di un vino forte e profumato chiamato Perpetuum. Il nome derivava dalla tecnica di conservazione ed invecchiamento utilizzata, che consisteva nel prelevare il vino da consumare dalle botti più vecchie, poste in basso ad una piramide che vedeva alla sommità le bottiglie che contenevano vino più giovane. Il vino prelevato veniva rimpiazzato con quello contenuto nelle botti immediatamente sovrapposte, così a cascata fino a rabboccare le botti più in alto con il vino nuovo.
Woodhouse, l'anno successivo, spedì in Inghilterra una sessantina di botti di Perpetuum, l'unica modifica che fece alla ricetta originale, fu aggiungere una piccola dose di alcol per stabilizzarlo e non farlo rovinare dal viaggio in mare.
Nacque così il Marsala, vino liquoroso simile allo Sherry spagnolo e al Porto Portoghese.

L'altra Sicilia

Gli ALTRI luoghi per i quali vale la pena fare una deviazione.
Di seguito vado ad elencare gli "altri" luoghi che, in base agli interessi di ognuno, possono suscitare curiosità. Si tratta di perle trovate girovagando per questa splendida isola, collegate direttamente con la sua storia. Proverò, come ho fatto per i post precedenti, a dargli una successione storica, per quanto possibile.

Marsala.
Questa cittadina sulla costa occidentale della Sicilia è famosa essenzialmente per lo sbarco di Giuseppe Garibaldi e i suoi Mille. L'11 maggio 1860 iniziò da qui una campagna militare che riconquistò il Regno delle Due Sicilie e all'unificazione d'Italia. Il monumento che celebra lo sbarco è una terrazza a forma di prua di nave, protesa verso il mare. Dei pannelli in ferro riportano i nomi dei Mille.
L'altra attrazione di questa cittadina è l'omonimo vino, dolce e liquoroso la cui storia racconterò in seguito, quando parleremo dei cibi sensazionali della Sicilia.
Pochi tra quelli che arrivano qui lo fanno per passeggiare in un centro storico che, sebbene raccolto, è ricco di sontuosi edifici barocchi e vie lastricate. L'elegante piazza della Repubblica è il salotto buono della città.


Non sono questi, però, i motivi che ci hanno portato a Marsala, ma il museo archeologico che espone una nave da guerra cartaginese, affondata al largo delle Egadi durante la prima guerra punica.
Insieme agli oggetti trovati a bordo, sono esposti i resti della nave; questi resti costituiscono l'unica prova materiale del genio navale cartaginese, una civiltà spazzata via dai romani.
Tra i pezzi trovati a bordo è esposto il cordame, tappi di sughero per le anfore, pentolame, noccioli di olive, un pugnale e persino dei rametti di cannabis sativa.
Nel parco archeologico all'esterno del museo c'è un vasto sito archeologico che comprende i resti di una villa romana del III secolo; i resti fanno parte di un'estesa insula romana.

Mazara del Vallo.

Nel 827 d.C. gli arabi sbarcarono a Mazara del Vallo, dando inizio alla conquista dell'isola. Questo fu anche l'inizio del periodo più prospero per questa cittadina, "eletta" dagli eventi ponte verso l'Africa.
Dopo l'espansione degli arabi in Sicilia, Mazara venne proclamata capitale amministrativa di una delle 3 valli in cui venne divisa la Sicilia: Val Demone nella zona nord-orientale, Val di Noto nella zona sud-orientale eVal di Mazara, che comprendeva tutta la Sicilia centro-occidentale.
I 200 anni di dominio islamico hanno lasciato importanti tracce, visibili ancora oggi nel quartiere noto come "Casbah". Strade tortuose, cortili e vicoli ciechi. Case bianche con tettoie a terrazza costruiscono un tessuto urbano arricchito da servizi in lingua araba e francese, con tanto di Muezzin a richiamare, 5 volte al giorno, i fedeli musulmani alla preghiera.
La vera integrazione tra i siciliani e gli immigrati del nord Africa avviene sui pescherecci che quotidianamente escono dal porto per continuare una delle attività più sviluppate della città: la pesca.

Proprio un peschereccio, alla fine degli anni '90, portò in superficie i resti di una statua bronzea, datata IV secolo a.C.  Un satiro che danza selvaggiamente, con la testa reclinata indietro e la forza del movimento evidente nei capelli fluenti. Il "Satiro danzante" faceva probabilmente parte di un gruppo scultoreo che rappresentava Dioniso ed il suo culto.
Dopo il lungo restauro, questa splendida statua fu ospite di diversi musei in tutto il mondo, oggi è tornata a Mazara del Vallo, esposta nella chiesa sconsacrata di Sant Egidio insieme ad altri reperti che vanno dall'epoca fenicia fino a quella medievale.

Trapani ed Erice.
Trapani è una delle poche città della Sicilia alla quale vengono riconosciuti pochi spunti di interesse e dove poche guide turistiche consigliano di "perdere del tempo" per una visita. Oggi è soprattutto conosciuta come porto di attracco per le isole Egadi e Pantelleria, ma Trapani, in passato, fu un fiorente e vivace porto strategico. Greci, Fenici, Normanni, Spagnoli, Romani ed arabi ne sfruttarono la posizione invidiabile ed il porto naturale, a forma di falce, di cui la natura l'aveva dotata.
Quello che oggi rimane è un centro storico sviluppato sulla piccola penisola che dall'entroterra si protende in mare, vicoli stretti in stile moresco e palazzi ormai decadenti disegnati sotto l'influsso del barocco siciliano.
Gli edifici che si distinguono sono la Cattedrale di San Lorenzo e la chiesa del Purgatorio. In questa chiesa sono esposti i "Misteri" di Trapani: statue lignee che rappresentano le stazioni della Via Crucis e che, durante la processione del Venerdì Santo, vengono portate a spalla in processione per le vie della città.

Una curiosità: nella cattedrale di Trapani è esposto un dipinto attribuito al Caravaggio, siamo rimasti un po' stupiti non avendo trovato nessuna informazione a riguardo. Custodire un Caravaggio sarebbe motivo di richiamo per folle di turisti, proprio come abbiamo visto altrove. Poi, guardando il quadro, ci siamo detti che, probabilmente, neanche loro sono poi così convinti di quest'attribuzione.



La montagna che sovrasta il centro di Trapani ospita un gioiello medievale per il quale vale la pena fare una piccola deviazione. Erice, in realtà, era abitata dal misterioso popolo degli Elimi che fece di questa cima scoscesa un luogo di culto in onore di Venere Ericina. Nel sacro tempio di Erice i seguaci della Dea si univano alle sacerdotesse di Venere che praticavano la prostituzione sacra. Nonostante le numerose e ripetute invasioni, il sito sacro rimase a lungo inviolato. Visto il particolare rito che vi si celebrava, è facile intuirne il motivo.



La magia di Erice è soprattutto dovuta ad uno splendido centro medievale, i cui vicoli anche in alta stagione permettono di camminare avvolti dal silenzio e dalla brezza rinfrescante proveniente dal mare che spesso soffia tra le case. Il fulcro della visita è la cattedrale costruita nel 1312 da Federico III come voto dopo essersi rifugiato ad Erice durante i Vespri siciliani del 1282.

Cretto di Burri.
Nel 1968 una forte scossa di terremoto sconvolse la Sicilia occidentale, interi paesi vennero distrutti tanto che in alcuni casi, proprio come successo con il terremoto del 1693, alcuni paesi vennero ricostruiti in luoghi  distanti dal luogo d'origine. Questo terremoto investì tutta la valle del fiume Belice, tra cui i paesi di Gibellina e Poggioreale; entrambi i paesi sono diventati un monumento in memoria del terremoto e delle centinaia di vittime che fece.

Il paese di Poggioreale venne abbandonato e i ruderi danno l'impressione del paese fantasma per antonomasia: mura grige, strade vuote. Giusto qualche cane randagio a dare un po'di vita al paese visto che l'assenza di vento non fa muovere neanche l'erba sui prati incolti. Gibellina vecchia subì la stessa sorte di Poggioreale, il nuovo paese venne costruito a pochi chilometri di distanza ma le rovine divennero un monumento vero e proprio. Per mano dell'artista Tifernate Alberto Burri, i resti della città vennero ricoperti di uno spesso strato di cemento e calce bianca. Il risultato è un labirinto abbagliante disteso sul versante di una collina. Le vie che si snodano tra i candidi blocchi di cemento ripercorrono le vie dell'antico borgo. In'opera d'arte particolare dispersa nella campagna siciliana, un sito per il quale conviene prevedere una piccola deviazione dai consueti tragitti turistici.

Mondello.
A pochi chilometri di distanza dal centro di Palermo, il paese di Mondello fa ormai parte della periferia del capoluogo. In estate la spiaggia dai colori caraibici è molto affollata a tutte le ore del giorno e anche noi la abbiamo sfruttata soprattutto a fine giornata.
Mondello, però, ha un'altra caratteristica peculiare: agli inizi del XIX secolo e una volta bonificata la palude a ridosso della spiaggia, le famiglie ricche di Palermo costruirono qui lussuose ville, le stesse ville che è possibile vedere ancora oggi dietro ad imponenti cancellate e recinzioni.
Uno specchio di inizio '900 il cui fulcro è lo stabilimento balneare in stile liberty costruito nel centro della baia proprio per far diventare Mondello la nuova riviera per l'Elite delle famiglie nobili d'Italia.


Etna.
Nel 1669 ci fu un'eruzione catastrofica che cancellò o danneggiò diversi paesi e fece migliaia di vittime. Monasteri vennero abbandonati per le continue minacce del vulcano. Solo a Catania si contarono 6.000 vittime. Ciò nonostante tutti i paesi vennero ricostruiti sullo stesso posto (tranne Mompilieri). Cosa spiega questa tenacia secolare degli abitanti dell'Etna??? "Perché l'Etna è un gigante buono e va lasciato sfogare."
Un'attrazione fatale che cresce in proporzione ai rischi; è così da sempre, sin da quando l'Etna era Adrano per gli elimi, Efesto per i greci, Vulcano per i romani. Lo stesso violento Dio aveva insegnato agli uomini a forgiare i metalli, conoscenza alla base di ogni progresso.
Inoltre la terra è fertile ed adatta a coltivazioni diverse. I vigneti danno vini Etna doc., uliveti, noccioleti, castagneti, ortaggi, fragole e miele. Tutti prodotti di altissima qualità. Ma anche pistacchio, introdotto in questa terra dagli arabi. Legna da ardere e dalla quale ricavare carbone. Neve e ghiaccio durante tutto l'anno per conservare i cibi in apposite ghiacciaie.

Ovviamente stiamo parlando di un mondo precedente ai frigoriferi. Ora la neve, però, ha cambiato destinazione d'uso: l'Etna ha la stazione sciistica più a sud d'Europa! La Sicilia continua così nell'instancabile tradizione di rinascere dalle sue ceneri.
La visita dell'Etna è un'esperienza affascinante anche senza raggiungere i crateri sommitali. E' importante, però, ricordarsi di portare un abbigliamento adeguato anche in estate perché il vento è sempre presente in quota e non fa mai caldo! Neanche in agosto!