domenica 18 dicembre 2016

Trieste

TRIESTE



Ho sempre avuto un particolare "richiamo" per questa città e tutto é iniziato  oltre venti anni fa...


Mi trovavo in gita scolastica proprio a Trieste ed aspettavo con impazienza di andare a visitare la Risiera di San Sabba, l'unico campo di concentramento e sterminio su suolo italiano.
Purtroppo rimase un sogno perché, non so per quale motivo, in quell'occasione era chiusa; probabilmente gli organizzatori della gita avevano fatto male i loro conti.
Per venti anni ho covato il desiderio di tornare, anche solo per visitare la Risiera.
Ed ora eccomi qui e, proprio la Risiera, sarà il punto di partenza alla scoperta della città.


Il sito si trova fuori dal centro storico, ma l'alto edificio in mattoni rossi é visibile già da lontano, tra palazzi, centri commerciali e lo stadio di calcio.
L'atmosfera é spettrale già dall'ingresso.
Due alti muraglioni in cemento costituiscono il tetro corridoio d'ingresso ad un luogo che, avvolto nel silenzio di una fredda mattina di aprile, resta testimone silenzioso di un abominio.

Tutta la Risiera non é molto grande e si visita in poco tempo, ma le emozioni che evoca sono tutt'altro che semplici da digerire. 

La sala in cui i cadaveri venivano cremati é stata fatta saltare in aria dai soldati tedeschi in fuga, nel tentativo di cancellare le prove dell'eccidio.

Le celle, la "sala delle Croci", il cortile, ma soprattutto il museo.



Il museo è il luogo che più colpisce per un aspetto che ho realizzato solo in seguito: entrando nell'ampio salone si avverte un vociare indistinto ed é proprio questo che, una volta realizzata la provenienza, riduce al silenzio.
All'interno di diversi cubi di cemento escono le voci dei "protagonisti": le vittime scampate alla morte e gli aguzzini. Raccontano le loro storie, di una semplicità disarmante, ma di una forza dirompente.


In tutte le città ci sono testimonianze indelebili di morte ed espressioni esuberanti di vita. Trieste ne è un esempio chiaro e, fortunatamente, impossibile da dimenticare.
Città di confine, sempre contesa tra più popoli; la vita e le tragedie che ne sono scaturite vivono ancora nello spirito tenace dei friulani. Persone cordiali e tranquille ma che, all'occorrenza, fanno uscire uno spirito ribelle; innumerevoli, come non mi era mai capitato di vedere altrove,  le scritte sui muri in giro per la città che denotano una voglia di ribellione.




Il centro cittadino é ordinato senza essere preciso, é vivo senza essere invadente.
Tutto fa capo a Piazza Unità d'Italia, con i bei palazzi che si affacciano sul mare; solo tre piazze in tutta Europa possono vantare questa particolarità.

Proprio su questa piazza vennero proclamate le leggi razziali e un silenzioso ed agghiacciate ricordo viene comunque lasciato, nella speranza che nulla venga mai dimenticato.

Un fascio di luce fredda che illumina una targa, al centro di una piazza che celebra l'unità del nostro popolo.


La vita di Trieste si svolge soprattutto nei numerosi, affollati e splendidi caffè sparsi ovunque. Ultimo retaggio di un' "educazione" impartita dagli austriaci.
Furono molte le vicende che legarono il destino di questa città alla vicina Austria, fin da quando Trieste stava crescendo come fiorente mercato e Venezia ne temeva la rivalità. Gli amministratori, difronte alle minacce della Serenissima, chiesero aiuto e protezione al regno Asburgico che governava l'Austria.

L'elegante canale che risale dentro al centro abitato é il cuore del quartiere Teresiano, fatto costruire in onore e per volere dell'imperatore d'Austria Carlo VI e, dopo la sua morte, da Maria Teresa d'Austria.
Piazza del Ponte Rosso che, guardando il mare, si apre sulla sinistra del canale, é una delle piazze più vive della Trieste moderna, con pub e locali. Zona in cui, all'inizio del secolo scorso, era possibile incontrare Svevo e Joyce intenti a sorseggiare un caffè e a parlare dei loro lavori. Io mi sono accontentato di una "London Pride" spinata a pompa; non riesco a resistere alle birre inglesi!



Il colle di San Giusto fu il primo insediamento umano della città di Trieste, questo colle fu abitato fin dal paleolitico proprio perché é facilmente difendibile. Tutt'ora é presente l'omonimo castello a pianta triangolare che, dai bastioni, concede splendidi panorami sul centro cittadino.













Sotto l'impero romano, l'allora Tergeste divenne un fiorente porto e proprio su questo colle trovavano posto i templi dedicati ad Atena e Giove. Proprio sul colle che domina Trieste venne edificala la prima basilica paleocristiana, giunta ai giorni nostri come la Basilica di San Giusto.
Si, perché un' altra particolarità che colpisce di questa città é la religione, in particolare la varietà di luoghi di culto raccolti in poche centinaia di metri.
Partendo dall'alto c'è la cattedrale Cristiana di San Giusto, appunto, che domina la città dalla sommità del colle. Scendendo a valle in direzione del porto si incontrano San Silvestro, la più antica chiesa rimasta in piedi di tutta la città, e la chiesa gesuita di Santa Maria Maggiore. 

Santa Maria Maggiore e San Silvestro





















Continuando a scendere si arriva in riva al mare dove si trova la chiesa greco-ortodossa di S.Nicolò, poco distante, la chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione e la sinagoga. Tutto nello spazio di poche centinaia di metri.

mercoledì 31 agosto 2016

Trieste

Trieste
Ho sempre avuto un particolare "richiamo" per questa città e tutto é iniziato  oltre venti anni fa... ...

mercoledì 18 maggio 2016

lunedì 25 aprile 2016

Gubbio - la festa dei Ceri - low cost

Vivere in un paese, per quanto bello possa essere, fa comunque venir voglia di scappare e Gubbio, con me, non fa eccezione.
Chi invece sceglie Gubbio o semplicemente arriva qua per caso, non può non rimanere affascinato da quello che trova.
I motivi per venire a Gubbio sono diversi e il più affascinante è ritrovarsi persi in pieno Medioevo semplicemente passeggiando per le vie della città vecchia.
Come ogni borgo medievale, Gubbio è arroccata alle pendici del monte che sovrasta la città, monte Ingino. “A Gubbio ci son più salite che discese” è un motto comune qui in città, ma passeggiare, per chi posa lo sguardo su questa meraviglia, fa dimenticare la fatica.
Le mura che abbracciano il centro, il palazzo dei Consoli che troneggia sopra tutto, l’antica via della Zecca (si, perché Gubbio coniava monete proprie), la medievale via dei Consoli.

Ma anche il duomo, palazzo ducale e la basilica del patrono S.Ubaldo sono tutti luoghi degni di interesse.
Ma per conoscere veramente la città, bisogna trovarsi qui nei giorni che precedono la festa e, ovviamente, il giorno della festa: il 15 maggio.
E’ bene precisare che il giorno di festa è il 16 maggio, anniversario della morte del vescovo e patrono Ubaldo avvenuta nel 1162.
In onore al Santo patrono, nel giorno della vigilia, si decorano le case con vessilli colorati, il popolo si veste a festa e gonfia il petto d’orgoglio. Poi esplode la festa, il “rito”; la fatica e il sudore sono il pegno da immolare al Santo.
La festa dura un giorno intero e i colori, le grida e l’entusiasmo sono quanto di meglio la città può offrire. Il popolo si scopre improvvisamente allegro, generoso e vitale; questo è quanto la città dona al viaggiatore curioso.
L’evento clou della festa è la corsa dei Ceri, definiti “imponenti macchine di legno”, descritti come “due prismi ottagonali sovrapposti”… ma i Ceri sono semplicemente Ceri, “ceri votivi” in cui il fuoco non arde alla sommità, dove trovano posto le statue dei santi delle corporazioni antiche della città, al contrario arde sotto, nel cuore dei cittadini che portano a spalla e di corsa l’immane peso.
Durante la giornata, la corsa copre un tragitto in tutta la città e non mancano occasioni per partecipare anche per chi a Gubbio non è mai stato. Certo, non si può “prendere il cero”, si può prender parte ai banchetti, ai balli e tutto quello che riguarda l’evento, riuscendo a spendere poco, l’importante è avere qualche informazione, seguire la massa e, come buona regola per un viaggiatore, essere educati e non invadenti.
Il 13 maggio la parte religiosa della festa è in moto e l’attesa.

Quello che però attira il viaggiatore “low cost” è poter partecipare ad un evento di tale portata spendendo il meno possibile. Proverò a fornire informazioni utili a tale scopo.
Per quanto riguarda l’alloggio è possibile dormire in strutture il cui prezzo non è esorbitante. Bisogna ricordarsi, però, di prenotare con largo anticipo (almeno 6 mesi) e che le tariffe sono di “alta stagione”.
Non trascurabile è anche l’aspetto del cibo, dove si può mangiare spendendo poco? Il grande afflusso di gente è spesso sinonimo di aumento dei prezzi e calo dei servizi e della qualità.
Pizzerie e ristoranti ce ne sono diversi, anche altri tipi di locali offrono primi piatti e tramezzini. E’ anche vero che con un po’ di faccia tosta e qualche amicizia rimediata in loco si possono scovare i banchetti aperti a tutti o, magari, entrare in qualche festa privata.

Come funziona? Facile, nei banchetti aperti a tutti, valgono le regole dell’educazione, anche se la ressa per prendere qualcosa da mangiare sembra spesso insormontabile. Il prezzo da pagare, nella peggiore delle ipotesi, è un costo fisso di pochi euro o un’ offerta all’associazione che prepara il banchetto.
C’è comunque da rilevare che l’eventuale biglietto pagato non dà diritto a nessuna precedenza.
I banchetti privati funzionano quasi allo stesso modo, un recipiente dove raccogliere un’offerta è sempre presente; siate generosi (senza esagerare) e sarete ben accetti.
Iniziamo con qualche indicazione pratica:
Già dal 13 maggio iniziano gli appuntamenti fissi per la cittadinanza, alle 19 in piazza della Signoria c’è la prima “alzata” del campanone (definita alzata perché la maestosa campana viene suonata a forza di braccia e gambe dai campanari, quindi, letteralmente, alzata).
Subito dopo, nei locali sotto il palazzo (che si affacciano in via Baldassini), viene distribuito un piatto tipico della città: crescia (torta salata) e coratella.
La pietanza tradizionale è offerta dall’università dei Muratori e Scalpellini che patrocina la festa e gestisce la cucina in queste occasioni.
La ressa per accaparrarsi una porzione farebbe passare la voglia a chiunque, ma lo sforzo è ampiamente ripagato.
Chi non riuscisse o non volesse approfittare di questa occasione, poche vie più sotto ha inizio la cena del quartiere di S.Giuliano, in piazza S.Giovanni.

I soci dell’associazione del quartiere organizzano questo banchetto a base crescia e coratella e frittata con salsicce (la sentirete chiamare anche “frittata rognosa”). Il numero delle uova impiegate è aumentato di anno in anno fino a raggiungere quota 800 (!) ma, c’è da scommettere, aumenterà ancora.
E’ bene specificare che questa cena è riservata ai soci e agli amici invitati, si può chiedere il permesso di partecipare ai membri dell’associazione intenti a cucinare o a versare vino. Di rado è rifiutata a patto di presentarsi educatamente (che non guasta mai) e di contribuire con la classica offerta.
Nella stessa serata si svolgono altri banchetti; anche se nascosto tra i vicoli, quello che si svolge nel quartiere di S.Martino è affollatissimo. Anche qui si può mangiare pasta, carne, formaggi, dolci caserecci e vino, vino, vino fino a notte inoltrata.
Il 14 maggio è il giorno in cui tutta la cittadinanza si riversa in strada già dal mattino. E’ una di quelle giornate in cui tutto può succedere pur se non regolato da alcun programma. Aperitivi, pranzi, merendelle, cene e feste sono frequenti per tutta la giornata.
Si può cominciare con uno degli appuntamenti che da anni (decenni) viene organizzato di fronte al bar “5 Colli”, poco fuori le mura. Al pranzo si può partecipare liberamente al solito prezzo dell’offerta con la possibilità di mangiare pasta, carne alla brace, vino e dolci.
Alle 19 c’è ancora una volta l’appuntamento in piazza della Signoria con l’”alzata” del campanone, ma oggi, proprio perché è la vigilia della festa, sono due consecutive. Subito dopo si aprono le porte dei locali sotto al palazzo per gustare un altro piatto tipico della tradizione culinaria eugubina: il baccalà “all’eugubina”. Si tratta di baccalà essiccato e cotto arrosto con verdure e pangrattato. In questo caso c’è da pagare un biglietto di 5€ che, però, non vi dà nessuna priorità per ritirare il piatto, c’è da affrontare la solita ressa.
In città ci sono anche le famose Taverne, locali in cui le “famiglie” dei tre ceri (le associazioni che organizzano le attività rivolte ad ogni cero) organizzano banchetti in cui è possibile mangiare gratuitamente. Le taverne sono concentrate nelle vie intorno a piazza S.Giovanni ed intorno a corso Garibaldi.
La densità di persone che tenta di raggiungere qualcosa da mangiare è enorme, non fatevi scoraggiare poiché le cucine continuano a cuocere per diverse ore.
Da qui fino a notte inoltrata Gubbio brulica di gente, le vie più trafficate del centro ed i locali sono un viavai continuo di persone.
Su corso Garibaldi è quasi impossibile camminare visto che sulla piazza a metà corso c’è musica fino a tardi e diversi locali stracolmi per diverse ore.
E’ anche vero che gli eugubini non tirano la serata tanto per le lunghe, la maggior parte va a riposare presto poiché il 15 maggio è il giorno più lungo di tutto l’anno e c’è bisogno di tutte le forze per arrivare fino in fondo.

E’ arrivato il giorno della festa. Non è mia intenzione spiegare qui il significato della festa, non è facile farlo in poche righe, ma è possibile trovare informazioni (frammentarie ed incomplete) anche su internet. Per chi volesse vedere qualche filmato, allego un paio di link notevoli (Gubbio, i Ceri e la Città di Pietra: parte1 – parte2). 

Il programma prevede una sveglia all’alba e un susseguirsi di eventi come la messa alle 8 del mattino, sfilate e processioni che fanno da preludio alla corsa vera e propria per le vie della città.
Il programma è rigido (si può trovare il depliant informativo presso l’ufficio turistico Easy Gubbio in via della Repubblica) con appuntamenti fissi durante tutto l’arco della giornata. Gli eventi clou sono l’ “alzata” dei ceri che si svolge verso le 12.00 in piazza della Signoria e la corsa del pomeriggio, il cui inizio è fissato alle 18.00.
La corsa dei ceri si conclude dopo le 20.00 con l’ascesa fino alla basilica, posta sul monte Ingino. La discesa in processione dei santi dalla basilica al centro cittadino riporta a Gubbio tutti i “ceraioli”, da qui hanno inizio le feste.
Per tutto il 15 maggio è impossibile stabilire punti di ritrovo dove mangiare e bere come nei giorni precedenti, le taverne, anche per la serata del 15 maggio, si riaprono per offrire ai ceraioli (e non) un pasto caldo dopo una faticosa giornata.
Ci sono anche altri luoghi di ritrovo in cui gruppi di amici si organizzano per offrire qualcosa da mangiare e da bere, ma la sede non è fissa ogni anno e sarebbe inutile dare indicazioni.
Per concludere è utile lasciare qualche consiglio per “sopravvivere” in città in questi tumultuosi giorni di festa.
1- Usate sempre il buon senso, non è difficile trovare qualche giovane scalmanato che in preda all’alcol si atteggia a supereroe. Non è neanche difficile trovare persone allegre e tranquille che, complice anche il vino, vi coinvolgeranno nella festa con racconti e risate.
2- Durante la corsa rispettate i consigli e gli spazi di cui gli eugubini “hanno bisogno”, è il momento più concitato della festa e a Gubbio è vissuta come un rito. Una festa che merita rispetto e i cui cittadini lo pretendono oltre la misura normale.
3- Cercate di seguire la massa durante e al di fuori della festa, è più facile scovare situazioni interessanti.
Buon divertimento, dunque….